LA RIABILITAZIONE INTEGRATA DELLE LOMBALGIE

Silvano Ferrari* – Carla Vanti **

 * Fisioterapista, Docente della Scuola Italiana di Riabilitazione Integrata. Milano

** Fisioterapista, Docente della Scuola Italiana di Riabilitazione Integrata - Bologna 

La Riabilitazione Integrata è un concetto che si è sviluppato da alcuni anni in Italia, con l’intento di utilizzare al meglio le innumerevoli proposte riabilitative a disposizione del fisioterapista e, in tal modo, razionalizzare l’intervento terapeutico.

In quest’ottica, l’agire del fisioterapista non parte dalla “tecnica”, ma da un processo indipendente basato sul ragionamento clinico, con il quale il fisioterapista cerca di individuare gli obiettivi terapeutici più indicati, e di conseguenza sceglie il trattamento più idoneo, nella specifica fase riabilitativa, per quel singolo paziente: in questo modo, è proprio il paziente il vero elemento centrale del processo terapeutico.

La ricerca del tipo di disfunzione diventa l’elemento fondamentale per un modello basato sul sistema di classificazione impostato sulla presentazione patologica (Binkley, 1993; Delitto, 1995; Donelson, 2001; Ferrari, 2002). Con questo sistema, le decisioni riguardanti il trattamento conservativo nei pazienti con lombalgia possono essere prese in riferimento a sottogruppi, sulla base di segni e sintomi similari, identificati durante l’anamnesi e l’esame clinico-funzionale. Tali sottogruppi, da noi denominati “disfunzioni”, diventano quindi utili per il fisioterapista, perché possono indirizzarlo verso il trattamento specifico: non avrebbe senso utilizzare le stesse proposte terapeutiche per un paziente con una disfunzione discale in fase acuta e per un altro che presenta una disfunzione posturale da molti anni!

Inoltre non deve essere dimenticato che le lombalgie comuni sono per definizione aspecifiche e comprendono diverse condizioni fisiopatologiche e cliniche: con questo modo di procedere, la ricerca della patologia sottostante non è l’elemento più importante, ma diventa invece fondamentale verificare se per il paziente è indicato il trattamento fisioterapico e, basandosi sui segni e sintomi riscontrati, quale trattamento ha maggiori probabilità di successo (Fritz, 1998).

Quest’ultima asserzione deve rispondere ai requisiti di massima efficacia terapeutica e assoluto rigore scientifico e metodologico: “Le indicazioni internazionali richiamano a comportamenti che si basano sull’evidenza e sulla dimostrazione dell’effetto del trattamento” (Gwendolen Jull). In questa frase, insieme all’agire per Obiettivi Terapeutici precedentemente riportato (Ferrari, 2002; Negrini, 1996), si trovano le basi della Riabilitazione Integrata da noi proposta.

Praticare la Riabilitazione Integrata significa anche “non essere mai arrivati”, perché nuove conoscenze continuano ad emergere dalla ricerca scientifica e vanno ad “integrare”, a volte modificare, il trattamento delle lombalgie. Basti pensare agli studi sulla stabilizzazione lombare o sulla fisiologia muscolare e le disfunzioni del movimento, recente patrimonio lasciatoci dai ricercatori australiani, statunitensi ed inglesi.

Saper coniugare la continua integrazione tra la propria competenza clinica individuale e i risultati della letteratura originale valutata criticamente (metodo deduttivo - Sackett, 1998), è, allo stato attuale il miglior modo per prendere decisioni efficaci in campo riabilitativo (EBP -Evidence Based Practice).

Da quanto esposto, una traccia importante per proporre un intervento riabilitativo nelle lombalgie, coerente con le migliori evidenze, si trova nelle indicazioni delle Linee-Guida Internazionali, anche se, come ogni evidenza clinica esterna, tali indicazioni possono solo orientare, e non sostituire, la competenza clinica individuale nello stabilire se e come uno specifico trattamento sia applicabile al singolo paziente.

Il ragionamento clinico, che è alla base del trattamento che proponiamo, deve avvalersi costantemente di 5 fattori, correlati tra loro: valutazione – diagnosi funzionale - obiettivo terapeutico - trattamento – verifica. 

                                                                                   

 

Un primo screening iniziale viene fatto escludendo segni e sintomi che possono indicare la presenza di una patologia specifica (degenerativa, infiammatoria, tumorale, ecc.) o di natura psicogena “comportamento da malato” (Waddell, 1987). Se non ci sono queste indicazioni, la lombalgia può essere classificata come meccanica (chiamata anche comune o idiopatica).

Questo modello, che può essere considerato “ad esclusione”, ricerca primariamente i riscontri inerenti le ipotesi diagnostiche più frequenti ed accreditate in letteratura, per giungere, a cascata, a quelle meno frequenti. Poiché in letteratura la causa disfunzionale più frequente sembra essere legata al disco intervertebrale, il fisioterapista inizierà valutando la funzione di questa importante struttura (ad esempio, utilizzando i criteri diagnostici per la ricerca di un “derangement discale” come proposto da McKenzie). La conferma di una disfunzione discale non è però sufficiente, poiché è fondamentale capire se il paziente presenta una disfunzione reversibile (protrusione) od irreversibile (ernia espulsa o prolasso discale), in quanto queste due condizioni necessitano di procedure riabilitative completamente diverse.

Se non è il disco la causa prevalente della sintomatologia lamentata dal paziente, il fisioterapista valuterà altre ipotesi, come una disfunzione posturale, nella quale la postura del soggetto può essere considerata responsabile primaria della manifestazione dolorosa. Nel caso la valutazione della postura  (sia intesa come postura propria del soggetto, sia come postura indotta da attività lavorative, sportive o ricreative) non evidenzia correlazioni con la sintomatologia, il fisioterapista valuterà la presenza di una disfunzione della dinamica (deficit di stabilizzazione, ipomobilità, ecc), di una condizione strutturale radiograficamente evidenziabile (spondilolistesi, stenosi, ecc.), o il coinvolgimento di altre strutture nella genesi del dolore  (anca, sacro-iliaca, piriforme).

In questo modo, il paziente viene collocato nei seguenti sottogruppi clinici:

-         disfunzione discale reversibile

-         disfunzione discale irreversibile

-         disfunzione posturale

-         disfunzione dinamica

-         disfunzione strutturale

-         disfunzione da altro distretto (anca)

-         disfunzione da altro distretto (sacro-iliaca)

-         disfunzione da altro distretto (piriforme)

 

Come è facilmente intuibile, ogni sottogruppo si evidenzia per una presentazione clinica peculiare: alcuni possono essere francamente correlati ad una patologia (ernia discale, osteoporosi, ecc.), altri sono caratterizzati da disfunzioni specifiche  (protrusione, deficit di stabilizzazione lombare, ecc.), altri ancora dall’interessamento di strutture adiacenti (es. sacro-iliaca).

Da quanto esposto si evince che non è possibile formulare proposte terapeutiche uguali per tutte le lombalgie. Le lombalgie sono diverse, i pazienti con lombalgia sono diversi tra loro, e quindi anche l’intervento terapeutico, per essere efficace, deve avvalersi di strategie diversificate e mirate.

Molte Scuole hanno formulato proposte rieducative di trattamento delle lombalgie e questa situazione, che a prima vista potrebbe indurre solo conflitto e confusione, è invece la ricchezza della Riabilitazione.

Ogni Scuola, sulla base dei propri concetti e dei propri convincimenti teorici, ha elaborato e strutturato delle procedure riabilitative specifiche. E l’ha fatto bene. Alcune si rivolgevano prevalentemente al disco intervertebrale, altre alle articolazioni vertebrali posteriori, altre ancora al trattamento dei muscoli o delle catene muscolari, e così via.

Si può agire con una Riabilitazione Integrata considerando contestualmente sia le diverse, specifiche disfunzioni presenti nelle lombalgie, sia le innumerevoli differenti tecniche di cui disponiamo, per correlarle con un procedimento logico: una disfunzione discale avrà più probabilità di essere risolta se il fisioterapista utilizzerà una procedura specifica per il disco intervertebrale, così come una disfunzione posturale avrà più probabilità di successo se trattata con tecniche di rieducazione posturale.

Inoltre, poiché le lombalgie interessano più strutture e coinvolgono più funzioni, è possibile utilizzare tecniche diverse in differenti momenti terapeutici, per perseguire obiettivi terapeutici consequenziali: ad esempio, dopo aver agito su una disfunzione discale ed aver risolto la componente sintomatologica, può essere necessario intervenire sulla postura del soggetto, utilizzando altre tecniche più mirate a questo scopo, con l’obiettivo di ridurre i fattori di rischio (prevenzione secondaria).

Con questo modello concettuale la Riabilitazione Integrata permette di impiegare al meglio quanto esiste in campo riabilitativo, utilizzando le proposte che ogni Scuola o Metodica ha strutturato e approfondito nei diversi ambiti d’intervento, e che risultano più indicate per perseguire gli obiettivi terapeutici specifici in ogni sottogruppo diagnostico.

Bibliografia:

Binkley J., Finch E. et al. Diagnostic classification of patients with low back pain: report on a survey of physical therapy experts. Phys Ther 73(3): 138-50, 1993.

 Delitto A., Erhard R.E., eta al. A treatment-based classification approach to low back syndrome: identifying and staging patients for conservative treatment Phys Ther ; 75:470-89, 1995.

 

Donelson R., Luetchford S. Revisione della letteratura: analisi della struttura e della validità dei lavori scientifici. 2° Conferenza del The McKenzie Institute Italia Firenze, 17-18 marzo 2001

 

Ferrari S., Pilastrini P., Vanti C. Riabilitazione Integrata delle lombalgie. Masson , Milano, 2002 (seconda edizione).

 

        Fritz J.M. Use of classification approach to the treatment of 3 patients with low back syndrome Phy Ther 78(7); 766-777. 1998.

 

Negrini S., Atanasio S. et al. La scelta degli obiettivi terapeutici nella cinesiterapia della lombalgia idiomatica. In “Il trattamento della lombalgia – stato dell’arte”. Paolo Sibilla e Stefano Negini Editors. Edi-ermes, Milano. pp 245-270. 1996

 

Sackett D.L., Scott Richardson W. et al. La medicina basata sull’evidenza. Centro Scientifico Editore Torino, 1998.

 

Waddell G. A new clinical model for the treatment of low back pain. Spine 12:632-44, 1987.